Riceviamo e condividiamo il contributo dell’Avv. Vincenzo Vito, Vice Presidente di KIF1A Italia APS ETS, dedicato a un tema che riguarda da vicino molte delle nostre famiglie: la tutela del diritto alla salute e l’accesso alle terapie necessarie.
Partendo da un recente provvedimento del Tribunale di Torre Annunziata, Vincenzo ci spiega perché il PRI può rappresentare uno strumento fondamentale per tutelare il diritto alla salute dei minori, soprattutto quando liste d’attesa e difficoltà nella presa in carico impediscono l’accesso tempestivo alle terapie necessarie.
Chi vi scrive è un papà di un bambino affetto dalla KAND, avvocato sì, ma che tutti i giorni affronta la vita con la speranza che le cose cambino e combatte contro la burocrazia e gli interessi contabili della Pubblica Amministrazione e, in particolare, dell’ASL Napoli 3 Sud per il riconoscimento del diritto alla salute e alla cura delle persone con disabilità.
Vi parlo del PRI (Progetto Riabilitativo Individuale) e della sua importanza nel ricorso contro la Pubblica Amministrazione – l’ASL Napoli 3 Sud – in Campania.
Il caso che descrivo riguarda l’ennesima sentenza emessa dal Tribunale di Torre Annunziata sul diritto alla salute dei minori e sul rimborso delle spese sanitarie private.
Quando le liste d’attesa diventano un ostacolo alla salute

Il diritto alla salute dei minori non ammette ritardi ingiustificati. Lo conferma l’ordinanza del 26 novembre 2025 del Tribunale di Torre Annunziata, che ha condannato l’ASL Napoli 3 Sud a rimborsare ai genitori le spese anticipate per i trattamenti logopedici del loro figlio.
Il bambino, affetto da un disturbo del linguaggio, aveva un “Progetto Riabilitativo Individuale” (PRI) già redatto nel 2021 e confermato nel 2023, ma le lunghe liste d’attesa dell’ASL avevano impedito la presa in carico.
Il ruolo chiave del PRI

Il PRI non è solo un documento amministrativo, ma è il documento che certifica ufficialmente che il trattamento è “necessario e appropriato”. Grazie a questo, il Tribunale ha potuto riconoscere che la mancata erogazione della terapia da parte dell’ASL non era una semplice difficoltà organizzativa, ma una vera e propria “violazione di un obbligo esistente”. In altre parole, il diritto alla salute del minore è un “diritto soggettivo perfetto”, pienamente azionabile in giudizio e indipendente dalle scelte discrezionali della Pubblica Amministrazione.
Rimborso delle spese private
La sentenza conferma che, quando il Servizio Sanitario non eroga tempestivamente una prestazione già riconosciuta come necessaria, le famiglie hanno diritto al rimborso delle spese sostenute privatamente. La giurisprudenza della Corte di Cassazione, richiamando l’articolo 32 della Costituzione, stabilisce tre criteri fondamentali: evidenza scientifica del beneficio, “appropriatezza” del trattamento e economicità della prestazione. Nel caso del minore, il PRI soddisfa automaticamente il criterio di appropriatezza, mentre le fatture documentano l’economicità e la natura effettiva della prestazione.
Diritto soggettivo perfetto vs interesse legittimo
Questa vicenda evidenzia la differenza tra due concetti giuridici spesso confusi. Gli “interessi legittimi” dipendono dall’esercizio corretto della discrezionalità della PA: il cittadino può agire solo per verificare che la decisione sia conforme alla legge. I “diritti soggettivi perfetti”, invece, come il diritto alla salute, consentono di esigere direttamente l’adempimento di un obbligo già riconosciuto, come accade quando la terapia è indicata nel PRI.
Vademecum per le famiglie

Per le famiglie di minori con disabilità o disturbi dello sviluppo, la sentenza offre indicazioni pratiche: aggiornare il PRI, inserire il bambino nelle liste d’attesa dei centri accreditati e conservare tutta la documentazione delle prestazioni private. In caso di mancata erogazione da parte del Servizio Sanitario, questi elementi costituiscono la base per ottenere il rimborso e garantire la tutela del diritto alla salute.
Avv. Vincenzo Vito
Vice Presidente KIF1A Italia APS ETS


