CONOSCERE LA MALATTIA
Principali aspetti della KAND
La KAND, o KIF1A Associated Neurological Disorder, è una condizione causata da una mutazione patogena del gene KIF1A. È nota anche come NESCAV, che sta per Neurodegenerazione e Spasticità con o senza Atrofia Cerebellare o Corticale e Disabilità Visiva.
A PROPOSITO DI KAND

La KAND è una malattia genetica neurodegenerativa ultra-rara che priva progressivamente chi ne è affetto della capacità di camminare, parlare e vedere.
Meno di 30 pazienti diagnosticati in Italia
Circa 600 nel mondo
PER APPROFONDIRE
KAND

Sintomi
I sintomi della KAND presentano un’alta variabilità tra i pazienti. Si osservano quadri caratterizzati da lievi problemi psicomotori insorti in età avanzata, fino a forme molto gravi, talvolta con esiti fatali nel corso della prima infanzia.

Funzionamento
La mutazione genetica altera il corretto funzionamento del sistema di trasporto intracellulare all’interno dei neuroni, compromettendo il passaggio di sostanze vitali dal nucleo centrale alle aree periferiche.

Ricerca
Sono in corso studi di storia naturale per comprendere l’evoluzione della malattia e ricerche per individuare farmaci esistenti efficaci su pazienti KIF1A. Alcune terapie sperimentali sono state già testate con successo negli Stati Uniti.


Ampio spettro di
sintomi
La KAND presenta quadri clinici molto diversi a seconda del punto del DNA in cui è avvenuta la mutazione del gene KIF1A e dei meccanismi di compensazione propri di ogni individuo. I sintomi più comuni includono:
Come un TIR guasto che trasporta un
carico in autostrada
La proteina KIF1A, codificata dal gene KIF1A, ha il compito di trasportare le vescicole sinaptiche e altri carichi lungo i microtubuli dei neuroni. Questi microtubuli funzionano come autostrade, permettendo il movimento delle sostanze dal nucleo centrale della cellula verso le aree periferiche o altre cellule.
La mutazione patogena altera il processo di produzione della proteina, riducendone l’efficacia. Ciò comporta nel tempo la degenerazione dei neuroni.
A CHE PUNTO SIAMO
Più ambiti di ricerca in parallelo
La Columbia University di New York sta conducendo una sperimentazione tramite terapia genica su pazienti con Tecnica ASO, sviluppata specificamente dalla N-Lorem Foundation, la cui missione è focalizzata sulle malattie nano-rare. La sperimentazione è mirata ad una mutazione specifica ed è supervisionata dalla Dott. ssa Wendy Chung. Attiva da oltre un anno, questa ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Medicine nell’Agosto 2024.
Terapia Genica e Tecnica ASO
Sono in corso studi di terapia genica per sviluppare proteine sintetiche KIF1A, insieme a ricerche volte a creare farmaci basati sulla Tecnica ASO per coprire altre mutazioni o gruppi di mutazioni contigue
Test con Farmaci esistenti
Sono stati creati tessuti nervosi sintetici a partire da cellule di pazienti KAND allo scopo di testare l’efficacia di farmaci già in commercio che mostrano potenziale per il trattamento delle mutazioni KIF1A
Studi di Storia Naturale
Ad aprile 2024 è stato pubblicato lo studio Koala, che ha coinvolto circa 170 pazienti esaminati dal vivo. Gli studi proseguono con la raccolta di dati per ampliare la base statistica e approfondire le ricerche
DOMANDE FREQUENTI
FAQ
Che cos’è la variazione del gene KIF1A e cosa significa concretamente per la persona a cui è stata diagnosticata?
Una variazione genetica è un’alterazione nel DNA, cioè nelle “istruzioni” che il nostro corpo usa per crescere e funzionare.
In particolare, la proteina codificata dal gene KIF1A è responsabile del trasporto di sostanze essenziali lungo le cellule nervose. Se questo processo viene meno, o è alterato, il sistema nervoso può risultare compromesso.
Poiché le variazioni del gene KIF1A possono essere molto diverse tra loro, ogni persona matura una storia e caratteristiche uniche. Di conseguenza, il percorso terapeutico viene definito in modo personalizzato sulla base di esigenze individuali.
Cosa significano le lettere e i numeri che identificano una variazione genetica?
Le lettere e i numeri che accompagnano una variazione genetica servono a interpretarla e classificarla. In poche parole, indicano in che punto del gene si trova la variazione del DNA e che tipo di cambiamento è avvenuto.
Che cosa significa il termine KAND?
KAND è l’acronimo di KIF1A Associated Neurological Disorder, cioè “disturbo neurologico associato al gene KIF1A”. È un termine che raccoglie, sotto un unico nome, le diverse manifestazioni neurologiche che derivano dalle variazioni a carico del gene KIF1A.
Usare il termine KAND serve a riconoscere che, anche se i sintomi possono essere molto diversi tra loro, esiste un’origine genetica comune. Non indica una singola malattia con caratteristiche uguali per tutti, ma un insieme di condizioni che fanno parte dello stesso spettro.
È una malattia rara?
La KAND è considerata una malattia ultra rara.
A livello mondiale si conoscono circa 600 persone con una diagnosi di KAND, mentre in Italia i casi noti sono circa 30.
Questi numeri non rappresentano necessariamente tutte le persone affette da questa condizione, ma solo quelle che hanno ricevuto una diagnosi genetica e sono entrate in contatto con reti cliniche o associative.
La rarità della condizione spiega perché spesso sia poco conosciuta anche in ambito medico. Allo stesso tempo, il numero crescente di diagnosi negli ultimi anni sta permettendo di aumentare la conoscenza.
Man mano che il numero di persone diagnosticate crescerà, sarà possibile condurre studi più accurati e significativi.
Crescerà inoltre la possibilità di condividere esperienze e di costruire una rete di supporto per le famiglie, proprio come nel caso della nostra Associazione, KIF1A Italia.
Abbiamo fatto qualcosa che ha causato questa condizione?
Assolutamente no.
È una domanda molto comune e comprensibile, ma è importante dirlo con chiarezza: non c’è alcuna colpa o responsabilità.
La variazione del gene KIF1A, e la conseguente condizione neurologica, non sono causate da nulla che la persona o la famiglia possano aver fatto. Si tratta di un’alterazione genetica del tutto indipendente dalla volontà e dal comportamento di chiunque.
La diagnosi può aiutare proprio a dare una spiegazione biologica e togliere dubbi o sensi di colpa.
È una condizione ereditaria?
Nella maggior parte dei casi la variazione del gene KIF1A non è ereditaria, ovvero non viene trasmessa né dalla madre né dal padre. Per questo è definita “de novo”, cioè insorta spontaneamente durante lo sviluppo embrionale, senza essere presente nei genitori.
Esistono però situazioni, seppur meno frequenti, in cui una variante può essere ereditaria. Per questo, dopo la diagnosi, è utile confrontarsi con un genetista: per analizzare il singolo caso e ricevere informazioni corrette.
Se una variante di KIF1A è presente anche in un genitore, significa che anche lui o lei è malato?
No, non necessariamente.
Avere una variante del gene KIF1A non significa automaticamente avere sintomi o una condizione clinica evidente. In alcune persone, l’organismo riesce a compensare in modo parziale o completo l’effetto della variante, senza che questo si traduca in una condizione clinica riconoscibile.
La presenza di una variante non coincide sempre con la presenza di sintomi. Per questo ogni caso va interpretato con attenzione, tenendo conto non solo del dato genetico, ma anche della storia clinica della persona.
Può riguardare altri familiari o future gravidanze?
Nella maggior parte dei casi, il rischio che la stessa variazione di KIF1A riguardi altri familiari o future gravidanze è basso, soprattutto quando la variante non è ereditaria. Tuttavia, ogni situazione è diversa e non esiste una risposta univoca per tutti.
Per questo motivo è importante una consulenza genetica: valuta il singolo caso, chiarisce eventuali rischi e permette alla famiglia di fare scelte consapevoli, basate su dati concreti e non su timori o ipotesi.
Tutte le persone con una variante del gene KIF1A sono uguali?
No, le persone con una variante del gene KIF1A possono essere molto differenti tra di loro.
Questa variabilità dipende anche dal punto del DNA in cui si colloca la variazione sul gene: a seconda della sua posizione, la proteina prodotta dal gene funzionerà in modo più o meno alterato, e da ciò ne deriveranno segni, sintomi e condizioni molto differenti da persona a persona.
È possibile sapere fin da subito come evolverà la situazione?
No, al momento della diagnosi è difficile prevedere con certezza l’evoluzione della malattia.
Tuttavia l’osservazione clinica e il monitoraggio permettono di costruire un approccio personalizzato e multidisciplinare con interventi mirati, specifici e migliorativi per ciascuna persona.
Quali sono i sintomi più comuni associati alla KIF1A?
I sintomi più comuni associati alla KAND riguardano principalmente il sistema nervoso e possono includere difficoltà motorie, come problemi nella coordinazione o nel cammino, difficoltà nella comunicazione e nel linguaggio, e alterazioni del tono muscolare. Nel 50% delle persone si evidenziano disturbi della vista, come atrofia del nervo ottico, e crisi epilettiche.
È importante ricordare che non tutte le persone presentano gli stessi sintomi e che la loro intensità può variare molto. La presenza di uno o più di questi segni non definisce il percorso complessivo della persona, ma aiuta a orientare la presa in carico e il supporto più adeguato.
È normale che non tutti i sintomi siano presenti nella stessa persona?
Sì, è assolutamente normale.
Questa variabilità dipende dalla posizione delle variazione sul gene, ed è una caratteristica della condizione, non un’eccezione. Per questo la diagnosi non serve a “prevedere tutto”, ma a capire quali aspetti osservare e come costruire un supporto ad hoc per la singola persona.
I sintomi possono cambiare nel tempo e dipendono dall’età di esordio?
Si, i sintomi possono cambiare nel tempo e questo può dipendere dall’esordio della condizione, ovvero dall’età in cui i primi sintomi si sono manifestati.
Quando l’esordio avviene in età evolutiva, la KAND può influire sullo sviluppo di alcune capacità; in questi casi, terapie personalizzate e interventi precoci servono proprio a sostenere e valorizzare competenze possibili.
Quando l’esordio avviene in età adulta invece, l’impatto della condizione è influenzato principalmente dalle funzioni già acquisite. Anche in questo caso, il monitoraggio e gli interventi mirati aiutano a gestire i cambiamenti e a mantenere la migliore qualità di vita possibile.
Possono comparire nuovi sintomi con la crescita o con l’età?
Sì, è possibile che alcuni sintomi compaiano o diventino più evidenti con il tempo.
Questo può accadere perché il sistema nervoso cambia nel corso della vita e alcune difficoltà possono emergere in momenti diversi.
Per questo sono importanti follow-up regolari: osservare nel tempo permette di intervenire in modo mirato, adattare le terapie e rispondere ai bisogni che cambiano, senza vivere ogni cambiamento come qualcosa di improvviso o incontrollabile.
Il referto genetico è definitivo o può essere reinterpretato nel tempo? Ha senso fare ulteriori test genetici o approfondimenti?
Il referto genetico è definitivo, nel senso che descrive con precisione la variante identificata all’atto dell’esame.
Tuttavia, l’avanzare della ricerca e l’aumento delle conoscenze, permettono di comprendere sempre meglio il significato clinico di varianti che, al momento della diagnosi, erano poco conosciute o di incerta interpretazione.
Questo significa che, anche a distanza di anni, il significato clinico di una variante può essere aggiornato.
Per questo è utile mantenere un contatto con il centro genetico di riferimento e sapere che la diagnosi non è un punto fermo, ma parte di un percorso che può evolvere insieme alla conoscenza scientifica.
In molti casi, una volta individuata la variazione del gene KIF1A, non sono necessari altri test genetici per confermare la diagnosi.
Tuttavia, ulteriori approfondimenti possono essere utili per chiarire meglio il quadro clinico, escludere altre condizioni associate o supportare decisioni mediche e familiari. La scelta va fatta insieme a un genetista o a un centro specializzato, valutando benefici reali e utilità concreta, evitando esami non necessari.
Perché spesso i medici non conoscono la KIF1A?
La KAND è una condizione ultra rara, quindi molti medici non la incontrano mai nel loro percorso professionale.
Questo non significa che il medico non sia competente, ma semplicemente che si tratta di una condizione talmente rara che non rientra nell’esperienza clinica comune.
Per questo è importante affidarsi a centri specializzati, come quelli di cui fanno parte i medici e gli specialisti che compongono il nostro Comitato Scientifico, al fine di mantenere un collegamento con la rete scientifica di riferimento.
Cosa significa se dall’esoma risultano due varianti genetiche su geni diversi?
Può accadere che l’analisi dell’esoma individui più di una variante genetica.
Questo non significa automaticamente che entrambe siano responsabili dei sintomi o che siano clinicamente rilevanti. Il DNA di ogni persona contiene molte variazioni, la maggior parte delle quali non ha effetti sulla salute.
In questi casi, il compito del genetista è valutare quale variante spiega meglio il quadro clinico e se le altre abbiano un ruolo reale o siano solo riscontri casuali. Anche quando sono presenti più varianti, la diagnosi si basa sull’insieme dei dati genetici e clinici, non su un singolo risultato isolato.
Esiste una cura?
Al momento non esiste una cura definitiva; esistono però interventi riabilitativi e terapie farmacologiche che aiutano a gestire i sintomi.
Esistono terapie che possono aiutare, anche se non risolutive?
Anche se non esiste una cura risolutiva, esistono terapie che possono aiutare in modo concreto.
Gli interventi riabilitativi, come fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale, servono a sostenere le capacità della persona, favorire lo sviluppo possibile e mantenere le funzioni nel tempo.
Le terapie non sono uguali per tutti e funzionano meglio quando sono personalizzate e adattate alle esigenze individuali. Il loro obiettivo non è “normalizzare”, ma migliorare il benessere e l’autonomia possibile.
Quali terapie sono più comunemente utilizzate oggi?
Le terapie più utilizzate nella KAND sono quelle riabilitative e di supporto, scelte in base ai bisogni della singola persona.
Tra queste ricordiamo la fisioterapia per le abilità motorie, la logopedia per la comunicazione e la deglutizione, e la terapia occupazionale per l’autonomia nella vita quotidiana.
In alcuni casi possono essere necessari anche interventi farmacologici mirati al fine di gestire sintomi specifici, come crisi epilettiche o disturbi del tono muscolare.
L’approccio più efficace è multidisciplinare e si adatta nel tempo, seguendo l’evoluzione del quadro clinico di ciascuna persona.
Ha senso iniziare subito la fisioterapia o altri interventi riabilitativi?
Sì, nella maggior parte dei casi ha senso iniziare il prima possibile, soprattutto quando la diagnosi avviene in età evolutiva.
Gli interventi riabilitativi precoci aiutano a sostenere lo sviluppo e il mantenimento delle capacità, prevenire alcune difficoltà e valorizzare il potenziale della persona.
Esiste una ricerca attiva sulla sindrome KIF1A?
Sì, esiste una ricerca attiva sulla KIF1A, in particolare negli Stati Uniti.
Attualmente è in corso anche uno studio clinico sperimentale, che rappresenta un segnale importante di progresso. Si tratta di ricerca clinica, quindi non di una cura disponibile, ma è la dimostrazione concreta che la KAND è oggi oggetto di attenzione da parte di una piccola parte della comunità scientifica.
Quanto è lontana una possibile terapia specifica?
Al momento non è possibile indicare tempi certi.
Lo sviluppo di una terapia specifica richiede molti passaggi: ricerca di base, sperimentazione preclinica, trial clinici e valutazioni di sicurezza ed efficacia. È un percorso lungo, soprattutto per una condizione ultra rara.
Detto questo, il fatto che oggi esista uno studio attivo è un segnale positivo. Significa che la ricerca non è ferma e che, anche se i tempi non sono brevi, si stanno costruendo le basi concrete per possibili trattamenti futuri.
Perché la ricerca sulle malattie rare richiede molto tempo?
La ricerca sulle malattie rare richiede molto tempo perché il numero di persone coinvolte è generalmente molto ridotto, rendendo difficile raccogliere dati sufficienti a trarre conclusioni scientificamente solide.
Inoltre spesso mancano i finanziamenti. Anche per questo è fondamentale il ruolo delle associazioni di pazienti e famiglie, che colmano in parte questo vuoto.
Attraverso attività di informazione, sensibilizzazione, raccolta fondi e dialogo con la comunità scientifica, associazioni come la nostra contribuiscono a tenere alta l’attenzione sulla KIF1A e a sostenere concretamente la ricerca, anche quando le risorse economiche sono limitate.
In che modo le famiglie e i caregiver possono contribuire alla ricerca su KIF1A?
Le famiglie e i caregiver possono contribuire in modo concreto partecipando agli studi di storia naturale, alcuni dei quali sono attivi anche in Italia.
Questi studi raccolgono dati nel tempo sull’evoluzione della KIF1A e sono fondamentali per comprendere meglio la condizione e rendere possibile, in futuro, lo sviluppo di terapie mirate.
È molto importante inoltre entrare in contatto con KIF1A Italia; iscriversi all’associazione o seguirne le attività permette di restare informati sugli studi in corso, sulle opportunità di partecipazione alla ricerca e sulle iniziative che l’associazione porta avanti proprio in questa direzione.
Il nostro lavoro nasce per creare un collegamento diretto tra famiglie, clinici e ricerca, e ogni adesione rafforza questo percorso.
Che tipo di vita può avere una persona con KIF1A?
La risposta non è univoca.
Le manifestazioni sono variabili: alcune persone convivono con difficoltà importanti, come epilessia e problemi motori rilevanti, mentre altre presentano manifestazioni più lievi ma comunque presenti nel quotidiano.
In entrambi i casi, un supporto adeguato, clinico, riabilitativo e umano, può fare la differenza concreta nella qualità della vita.
A chi è possibile rivolgersi per non affrontare tutto da soli?
È possibile rivolgersi a professionisti sanitari di riferimento, come neurologi, genetisti e terapisti, che aiutano a costruire un percorso clinico e riabilitativo adeguato.
È altresì fondamentale il supporto di una rete che comprenda persone e famiglie che vivono la stessa esperienza; in questo senso, KIF1A Italia rappresenta l’unico punto di riferimento in Italia.
L’associazione nasce proprio per accogliere, informare e mettere in contatto le famiglie, offrendo ascolto, orientamento e la possibilità di non sentirsi soli.
Condividere il percorso con chi conosce davvero questa realtà può fare una grande differenza.
Corri insieme a noi
Aiutaci a sognare in grande dando voce alle famiglie per trovare una cura insieme

