MI PRESENTO

Ciao, sono Roberto!

Ho 33 anni e vivo a Palermo. La mia vita è fatta di piccoli momenti che mi danno serenità: lo sport e i videogiochi sono le passioni che riempiono le mie giornate. Cerco sempre di godermi ciò che mi fa stare bene, circondato dall’affetto della mia famiglia.

INFANZIA

Un bambino irrequieto

Fin dall’infanzia, la mia vita è stata segnata da una strana inquietudine. Ero un bambino pieno di energia, sempre in movimento, ma allo stesso tempo incapace di rimanere concentrato per troppo tempo su una singola attività.

Crescendo, questa iperattività ha iniziato a sollevare domande in famiglia e tra gli insegnanti. Così a 6 anni, con l’inizio della scuola elementare, le difficoltà di attenzione sono diventate più evidenti, tanto che poco dopo si è scelto di affidarmi ad un insegnante di sostegno.

Inizialmente, nessuno riusciva a capire il motivo di questa mia diversità. Si pensava che fossi solo svogliato, un po’ pigro, come capita a molti bambini, e che magari mi mancasse solo la motivazione giusta. Il problema sembrava così indecifrabile che, in seconda elementare, venni persino bocciato. Si credeva fosse solo questione di impegno, ma la realtà era più complessa di quanto apparisse.

La mia famiglia, sempre più preoccupata, ha iniziato ad interessare medici e specialisti. Le diagnosi oscillavano da un lieve ritardo cognitivo, fino a ipotesi persino più gravi come il parkinsonismo giovanile.

ADOLESCENZA

Alla ricerca di una risposta

Alle scuole medie e al liceo, nonostante mi rendessi conto di avere una marcia in meno rispetto ai miei compagni, ho continuato a fare del mio meglio. La mia goffaggine e la timidezza spesso mi facevano sentire “diverso,” e questo sentimento ha iniziato a farmi chiudere sempre di più in me stesso. Anche il morale ha cominciato a fare su e giù: momenti di fiducia e serenità si alternavano a periodi di sconforto, e questo è diventato un tratto della mia vita quotidiana.

Verso i 17 anni, i sintomi hanno cominciato a cambiare in modo più evidente. Camminare è diventato più faticoso, i miei passi si sono fatti lenti e incerti, mentre la voce è diventata sempre più bassa e fievole.

Anche le azioni più semplici richiedevano uno sforzo maggiore, tanto che scegliere i vestiti o prendere una decisione può essere difficile, mentre lavarmi i denti o giocare alla PlayStation sono gesti che compio con facilità. Parlare, deglutire e fare qualsiasi cosa con spontaneità è diventato più complicato.

Con il passare del tempo, queste difficoltà motorie e vocali sono diventate una costante, ma nonostante tutto la mia famiglia non ha mai smesso di cercare risposte.

Poi finalmente, nel 2022, dopo 10 anni di indagini, grazie ad un esoma, abbiamo scoperto che i miei problemi sono probabilmente causati da una variazione genetica legata al gene KIF1A.

OGGI

Super Poteri

La necessità di restare attivo fisicamente e mentalmente mi ha portato negli anni a non abbandonare mai lo sport. L’attività fisica è diventata non solo un importante strumento per mantenere i muscoli allenati, ma anche una distrazione preziosa per la mente.

Ho trovato nel ping pong una passione speciale e, grazie all’impegno, ho ottenuto buoni risultati all’interno di una società paralimpica della mia città.

Con il passare degli anni, alterno momenti di serenità a momenti di tristezza, e talvolta la strada sembra lunga e incerta. Ma, dopo tanto tempo, è già un sollievo sapere il perché sono fatto in un certo modo.

Capire che esiste una causa dietro alle mie sfide mi ha aiutato ad accettare la mia realtà e a guardare avanti con maggiore serenità. Preferisco, però, non pensare a me stesso come a una persona con disabilità; mi sento, e sono, una persona come tutte le altre. Grazie al sostegno della mia famiglia, riesco a vivere le giornate sempre in compagnia e a tenermi occupato il più possibile.

Amo passare il tempo con la mia famiglia, andando al cinema, o perdermi nei mondi virtuali della PlayStation, trovando in queste attività un rifugio che mi aiuta vivere sereno.

What parent says

Insieme, siamo più forti delle nostre sfide

Roberto e Mamma Rosa Anna

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