Vacanze e disabilità: il diritto al riposo è un lusso?

Per una famiglia, una vacanza dovrebbe significare soprattutto riposo, tempo insieme e qualche giorno lontano dalle difficoltà quotidiane.

Per molte famiglie con una persona con disabilità, però, anche organizzare una vacanza può diventare complicato.

Sono diverse le testimonianze di persone che, dopo aver comunicato le proprie esigenze e aver ricevuto rassicurazioni sulla struttura scelta, una volta arrivate si sono trovate davanti a una realtà molto diversa: gradini difficili da superare, rampe poco utilizzabili, bagni o docce non sicuri, ristoranti, piscine, spiagge o altri servizi difficili da raggiungere.

Una vacanza che doveva rappresentare un momento di tranquillità rischia così di trasformarsi in una settimana di fatica, rinunce e stress, dopo aver sostenuto anche una spesa importante.

Quando si parla di accessibilità non basta sapere che “c’è una rampa” o che “c’è un ascensore”.

Bisogna chiedersi se quella specifica persona possa realmente utilizzare la struttura e tutti i servizi acquistati: raggiungere la camera, utilizzare il bagno e la doccia, arrivare al ristorante, accedere alla piscina, alla spiaggia e agli altri spazi.

Le persone con disabilità non hanno tutte le stesse esigenze. Una struttura facilmente utilizzabile da una persona può essere completamente inadatta per un’altra.

Per questo, prima della partenza, è importante comunicare in modo preciso le proprie necessità, possibilmente per iscritto, e chiedere risposte altrettanto precise.

Non basta dire “ho una disabilità”. È molto più utile spiegare concretamente ciò di cui si ha bisogno: ad esempio l’assenza di scale, determinate caratteristiche del bagno, gli spazi necessari per utilizzare una carrozzina o altre esigenze specifiche.

Le informazioni fornite prima della prenotazione possono assumere particolare importanza soprattutto quando si acquista un pacchetto turistico, perché la normativa prevede specifici obblighi informativi anche in relazione alle esigenze delle persone a mobilità ridotta.

La prima cosa da fare è segnalare subito il problema, senza aspettare il rientro.

È importante rivolgersi alla struttura e, se coinvolti, all’agenzia di viaggio o al tour operator, chiedendo una soluzione concreta e lasciando, quando possibile, una traccia scritta.

È utile inoltre documentare ciò che accade: fotografie, video, e-mail, messaggi, contratto, voucher e soprattutto le comunicazioni intercorse prima della partenza.

Questo non significa che ogni problema dia automaticamente diritto a un rimborso o a un risarcimento. Ogni situazione deve essere valutata concretamente.

Una buona documentazione, però, può essere fondamentale per far valere le proprie ragioni.

Un altro tema importante riguarda i costi.

Se una persona richiede un vero servizio aggiuntivo, come un assistente personale o un accompagnatore dedicato, è comprensibile che quel servizio possa avere un costo.

Diverso è chiedere un prezzo maggiore semplicemente per poter usufruire delle condizioni essenziali della vacanza: entrare nella propria camera, utilizzare il bagno, raggiungere il ristorante o accedere ai servizi già compresi nella prenotazione.

In questi casi bisogna chiedersi se si stia pagando realmente un servizio aggiuntivo oppure se una persona stia pagando di più semplicemente a causa della propria disabilità.

Ogni situazione va naturalmente valutata caso per caso, ma può entrare in gioco anche il tema della discriminazione.

Il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione rappresenta uno dei riferimenti fondamentali.

La Legge 67/2006 prevede inoltre specifiche forme di tutela contro le discriminazioni delle persone con disabilità.

Un altro riferimento importante è la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, resa esecutiva in Italia con la Legge 18/2009, che pone particolare attenzione all’uguaglianza, alla non discriminazione e all’accessibilità, richiamando anche il diritto alla partecipazione alle attività ricreative, culturali e al turismo.

Per i pacchetti turistici assume inoltre rilievo la normativa europea recepita nel nostro ordinamento attraverso il Codice del Turismo.

Le informazioni fornite prima dell’acquisto e le esigenze comunicate dal viaggiatore possono quindi avere un’importanza concreta anche nel rapporto con l’organizzatore.

Per evitare, quando possibile, brutte sorprese può essere utile:

  • comunicare per iscritto le proprie esigenze;
  • chiedere informazioni precise e non limitarsi alla semplice definizione di struttura “accessibile”;
  • conservare e-mail, messaggi, contratto, voucher e descrizioni della struttura;
  • chiedere conferma scritta delle caratteristiche realmente necessarie;
  • documentare immediatamente eventuali problemi riscontrati all’arrivo;
  • segnalare subito le criticità alla struttura, all’agenzia o al tour operator.

Se il problema non viene risolto e si ritiene di aver subito un danno o una discriminazione, è possibile far valutare la situazione e la documentazione raccolta da un professionista competente.

Una famiglia non dovrebbe trascorrere i propri giorni di riposo combattendo per poter fare una doccia, raggiungere il ristorante o entrare nella propria camera.

Il turismo accessibile non è un favore e non dovrebbe diventare un lusso.

La disabilità non rimane a casa quando si parte. E con essa non vengono meno i diritti della persona.

Anche in vacanza abbiamo diritto a essere informati, rispettati e messi nelle condizioni di vivere realmente l’esperienza che abbiamo acquistato.

Redatto dall’Avv. Vincenzo Vito
Vice Presidente KIF1A ITALIA APS ETS

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